Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto: medico, se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

giovedì 25 aprile 2013

Un incontro per caso

La vita scorre felicemente, a volte meno, ma comunque presi nel tran tran quotidiano non si riesce a scrivere tutto quello che si vorrebbe. E cosi' vi racconto di un bell'incontro avvenuto tempo fa. Aspettando Max, mi sono recata in un parco dove andavo con una compagna di classe e il suo cane, ai tempi del liceo. Il parco e' grande e guardo in giro per vedere dove fermarmi. I cani e i proprietari che incontro non mi attirano e, in ultimo, mi colpisce una donna col bassotto a pelo ruvido. Mi avvicino e il cane e' timoroso, abbaia. Come accade spesso quando si e' in compagnia del proprio cane, comincio a conversare con questa donna, inizialmente del suo cane e della sua paura di avvicinarsi. Poi non so di cos'altro, credo di cure alternative che funzionano e, ad un certo punto, le dico: "Signora, io non so perche' glielo dico, ma ho la sclerosi multipla". Questa donna mi risponde che conosce la malattia molto bene, perche' sua sorella piu' grande ne era affetta e ne era addirittura morta. Cosi' io le ho fatto delle domande e lei mi ha raccontato la storia di sua sorella. Affetta da sclerosi molti anni fa, era morta perche' si era suicidata, non ricordo come, forse con dei tranquillanti. Aveva voluto farla finita perche' la malattia l'aveva segnata severamente: questa ragazza, all'eta' di poco meno di 30 anni camminava molto male e il suo handicap era visibile a tutti. E nonostante avesse un ragazzo che l'amava, la malattia l'ha afflitta, quanto la madre che si vergognava di lei e non ricordo se anche il padre. La madre si vergognava perche' si vedva che lei era malata. Cosi' ho cominciato a piangere e la proprietaria del bassotto mi ha abbracciato e consolato, anche se forse avrei dovuto farlo io. 


Mi ha colpito tantissimo la storia di questa sclerosetta, non so se per la "casualita'" dell'incontro, se per la coincidenza di avere la stessa malattia della protagonista della storia o per la fine che ha fatto questa ragazza. Una storia di sofferenza, emarginazione e terribile solitudine. Ovviamente mi metto nei suoi panni e non in quelli di sua madre, pero' non voglio giudicare nessuno a spada tratta, (anche se potete immaginare cosa penso istintivamente di taluni atteggiamenti), ma soltanto chiedervi perche' accadono queste cose. Perche' non si trova il giusto sostegno in famiglia. E perche' spesso si e' addirittura vittime della vergogna degli altri e addirittura dei familiari. Ma che c'e' da vergognarsi se un figlio si ammala?! Oltre il danno anche la beffa? Cosa succede, la madre si sente una cattiva madre, perche' ha concepito un figlio malato e la figlia si sente in colpa per non essere sana come dovrebbe?


Questa sei tu, sclerosetta che non ho mai conosciuto e che "per caso" mi ha fatto incontrare tua sorella, il bassotto e la tua storia. Ciao.

Giuliana


4 commenti:

  1. Penso che una famiglia che si trova in una situazione cosí, che non si aspettava e che mette tanta paura, deve chiedere aiuto. Sia a un psicologo, sia a famiglie che anno passato per situazioni similie, forse a una guida spirituale. Quante persone potrebbero vivere meglio imparando a chiedere aiuto!
    Grazie Giuli per raccontarci queste cose e farci pensare!

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  2. Talora è il peso delle aspettative che fiacca le persone. Non solo aspettative per se, ma soprattutto per altri. Ci si sente sempre in dovere di rispondere a richieste non chieste. Una gabbia per chi aspetta e per chi deve arrivare.

    Ciao Giuliana :-)

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  3. Ciao Paula,
    sono d'accordo con te: quando accade un evento cosi' drammatico e, comunque nuovo, la famiglia deve rivolgersi ad un professionista, anche per una terapia familiare, tutti insieme. Anche l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla offre questo tipo di supporto. Non si puo' comunque di farcela da soli.
    Grazie a te per esserci sempre, Paula!
    Giuliana

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  4. Caro Giorgio,

    parole sagge quelle che hai scritto. A volte siamo noi stessi ad ingabbiarci pensando a cio' che gli altri vogliono, vorrebbero, pensano...non mi sto riferendo a questo caso in particolare, ma pensavo anche alla mia vita. Gran pensiero il tuo.

    Ciao :)

    Giuliana

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