Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto: medico, se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

domenica 20 settembre 2015

Vergogne vegane

...già! E non per derubarci!:)


A gennaio di due anni fa ho deciso di diventare vegana per dare l'ennesima svolta alla mia vita e alle mie condizioni di salute. E' stato abbastanza facile, con qualche ricaduta. Io rivendico la mia essenza di cassonetto anche se oggi posso dire di essere passata alla raccolta differenziata. 


Ebbene la mia dieta tendenzialmente vegetale è ogni tanto interrotta da un gelato classico. Ebbene si: io la soia non la mangio innanzitutto perché fa male, in secondo luogo perché mi fa schifo. Eppure ho trovato una sola gelateria che produce gelato a base di latte di riso e si trova a Tivoli, ahimè, non proprio a due passi da casa mia. E ho scoperto che la soia per i vegani/vegetariani è come la carne per chi mangia tutto: puro business e non c'è da fidarsi.


A parte Max che mi rompe le scatole quando commetto il mio peccatuccio di gola, effettivamente mi vergogno come se avessi rubato o come se avessi infranto un voto di castità. Capita anche a voi? Poi negli ultimi due anni mi sono imbottita di cioccolata, ahimè, fondente e questa non è proprio un toccasana se mangiata in grandi quantità. E anche in questo caso, di nuovo: ho trovato una sola cioccolata fatta a base di latte di riso: la Vivani. Delicata, dolce, avvolgente come se fosse di latte di mucca, con la differenza che non nuoce alla salute e alle mucche. E poi, non si può mangiare qualcosa che si chiama Tofu. È come fidanzarsi con uno che si chiama Grzx.
Una nota dolente è stato mangiare vegano in Germania, la mia seconda patria. Oltre ai Bratwurst è quasi tutto a base di carne e la pasta non la ordino di certo. Sicché credo di avere fatto un'incursione vegetariana con la favolosa Sächsische Kartoffelsuppe, la zuppa di patate sassone a Dresda e, in generale, di aver fatto la fame. Max ed io abbiamo speso 40 euro in un ristorante vegano berlinese, Veganz, e sinceramente, detto in francese, ci siamo rotti il cazzo di pagare un sacco di soldi per mangiare verdure crude/cotte allestite come se fosse cibo spaziale. Se è così, non mi sento vegan, che cazzo vuol dire? E' una parola chic per indicare un tendenza fashion?! La bruschetta al pomodoro e basilico? Uno spaghettino aglio e olio? La cecina? La zuppa di patate così com'è? Che vi hanno fatto? E perché chiamare vegan, un nome che sembra così marziano, per indicare qualcosa che viene dalla natura? Basta con queste vergogne! Sono stufa di pagare 10-15-20 euro per piatti che valgono la metà. Non è una moda: è salute. E se mi chiedete cosa mangio d'ora in poi, risponderò che cerco di mangiare cibi naturali, possibilmente poco cotti. In una parola, vegetali, così come mamma li ha fatti.

Vegetale, naturale, verace, casereccio...quale vegan!!!


2 commenti:

  1. Ciao,
    io credo che una alimentazione sana ed equilibrata sia ben più importante del puntiglio sull'origine animale o vegetale degli alimenti.
    Sicuramente è meglio mangiare una bistecca proveniente da un animale allevato vicino a casa nel rispetto della natura che mangiare una mela cinese trattata con chissà quali agenti chimici.
    Fai quindi benissimo a dubitare della soia, che è uno degli alimenti più industrializzati e alterati che esistano, a partire dalla coltivazione in campo fino alla trasformazione e lavorazione.
    Oltretutto la ricerca del prodotto "sano" di solito coincide anche con la ricerca del prodotto "buono": te ne accorgi dalla differenza che trovi mangiando un pomodoro del supermercato oppure uno coltivato nel tuo orto...
    E comunque ogni tanto un alimento che ti rallegra il pasto, anche se non sanissimo, fa morale ed è meglio di ogni medicina! Io ad esempio non rinuncerei mai al mio bicchiere di vino serale!

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  2. Sono tendenzialmente d'accordo con tutto ciò che hai scritto. Il cibo è vita, godimento e nutrimento. Un'unica precisazione: l'origine vegetale o animale non è un puntiglio, ma una necessità.

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